MILANO MOSTRA “LE GRIDA SILENTI”

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LE GRIDA SILENTI
Mostra personale di pittura di: Fabrizio Inglese
A cura di Massimiliano Bisazza

Apertura:  7 Febbraio 2018 dalle ore 18,30 alle ore 21,00 In mostra fino al 20 febbraio 2018 mattino
Presso: Galleria d’Arte Contemporanea Statuto13 Via Statuto, 13 (corte int.) – 20121 Milano
Apertura al pubblico: dalle h 11 alle h 19 dal martedì al sabato

La pittura espressionista di Fabrizio Inglese è l’estrinsecazione del profondo disagio interiore e del suo tormento, entrambi espressi su tela. Si tratta di ciò che l’artista ama definire i propri “selfie interiori” e lo fa con atteggiamento laconico, in quanto ciò che conta realmente per lui è lasciar parlare i suoi dipinti. 

Volti e corpi deformati urlano ma metaforicamente lo fanno in silenzio. Condividono la propria inquietudine e ci narrano i mille aspetti del lato oscuro del pittore, nei quali l’uomo può riconoscersi, anche attraverso la scelta voluta delle tonalità di colori anti-accademici.

E’ assai evidente che nei dipinti di Inglese sia presente un profondo viaggio interiorizzato che percorre ansie, timori ed ossessioni o paranoie ma è oltremodo palese che non vi sia alcuna attenzione verso canoni estetici di nessuna sorta. Si evince che l'”apparire”, tanto agognato nella persistente globalizzazione mondiale odierna di sentimenti e di modus vivendi, non è d’interesse nella poetica  dell’artista. Tutt’altro; lui pone l’accento sull’essere e sul  divenire.

Osservando i lavori esposti in galleria STATUTO13 l’occhio del fruitore è catturato, polarizzato oserei dire, dall’intenso horror vacui che ne scaturisce e che porta i ricordi a una commistione di influenze inseribili tra la Street Art di Jean-Michel Basquiat e l’espressionismo norvegese tipico di Edvard Munch; ma con ogni probabile declinazione personale e tipicamente ascrivibile allo stile proprio del pittore Fabrizio Inglese.

I volti sembrano teschi, le bocche e i visi sono drammaticamente attorti; quasi si trattasse di pseudo-maschere, eloquenti nel loro riferirsi a una sensazione di intenso cupio dissolvi, che prelude appunto la volontà di lasciarsi andare fino al sonno perpetuo.

In fondo al tunnel però si vede una luce, quella dell’auto-guarigione, dell’auto-terapia che di fatto, nelle Arti visive, ha spesso una potente valenza taumaturgica.

Il passaggio dal dolore all’elaborazione conscia dei propri traumi e del vissuto doloroso può condurre alla serenità. Si può credere dunque più che mai che l’allegoria che sottende a un ipotetico urlo insito nell’anima dell’artista – ma anche di ognuno di noi – sia direttamente proporzionale all’esorcizzazione e ri-elaborazione in senso costruttivo e positivistico che si auspica possa avvenire al termine di un percorso umano e pittorico tanto vigoroso.

La nota scrittrice Marguerite Duras affermava che “Scrivere è anche non parlare. È tacere. È urlare in silenzio” . Dunque si può pensare che  questo assunto sia certamente valido in modo omogeneo anche se applicato alla pittura.

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