FOTOGRAFIA, ARCHITETTURA E BUONA TAVOLA

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Cosa distingue gli esseri umani dagli animali? L’intelligenza, risponderanno in molti, ma – a parte che questo potrebbe essere messo in discussione – la cosa sicura è che gli esseri umani amano trarre piacere da qualunque cosa li circondi o faccia parte della loro vita. Ecco che la semplice tana diventa un’abitazione e, oltre che comoda e funzionale, diventa bella e si riempie di cose superflue il cui unico scopo è quello di farci piacere. Anche il cibo, superata la necessità del puro sostentamento, diventa buono, goloso e se ne abusa, facendoci mettere su qualche chilo di troppo. E che c’è di meglio dei piaceri della buona tavola in un luogo bello e confortevole con la giusta compagnia? Logicamente con abiti comodi e belli da vedersi (almeno secondo i nostri gusti, ma questo è un altro discorso): il bello sempre e comunque.

Arte, architettura, buona tavola, i piaceri della vita, piaceri che vanno documentati, dapprima con disegni e dipinti (almeno chi poteva permetterselo), poi con la fotografia. Oggi tramandiamo ai posteri persino il cornetto che mangiamo al bar con uno scatto dello smartphone. E’ “fotografia” anche questa, non è lo smartphone ad essere criticabile ma l’uso che se ne fa, come è “cucina” anche la pasta scotta con un insipido sugo al pomodoro che prepara mia zia da 50 anni e non è mai stata capace di migliorarla. C’è chi fotografa benissimo con lo smartphone e chi usa maldestramente la reflex da migliaia di Euro. Il talento non ha prezzo.

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Parlando di talento, è il caso delle foto zenitali di Franco Zampetti nel bell’articolo pubblicato su Nadir Magazine. Un punto di vista diverso per fotografie che ci descrivono l’architettura che di solito non viene vista. Un bell’articolo in cui Rino Giardiello approfitta di una passeggiata a Firenze per intervistare Franco Zampetti e raccontare come sia nata la “fotocamera Zeta” progettata dall’Autore per questo tipo di fotografia. Una bella storia di fotografia, architettura, inventiva e, soprattutto, un’amicizia che dura da quasi un quarto di secolo. Un altro articolo di Rino Giardiello su Franco Zampetti e la fotografia zenitale verrà presto pubblicato su ArchiReview, il magazine on-line di arte ed architettura.

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Quando la bellezza entra in cucina, delizia i nostri occhi e non solo le nostre papille gustative. E’ il caso delle ricette della brava chef taiwanese Kate Chung che, su GhiottaMente, spazia dalla cucina asiatica a quella italiana, sperimenta nuovi accostamenti ed è un valido esponente della cosiddetta “Cucina Fusion”. Fusione di culture, modi di vivere, vedere le cose e, ovviamente, cucinare.

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Kate Chung attualmente è impegnata nelle prove di assaggio della pasta fresca del Pastificio Artusi di Padova, un’ottima pasta fatta con grano e prodotti freschi italiani al 100%. Gli ottimi rigatoni freschi di pasta all’uovo del pastificio Artusi, trafilati al bronzo, hanno esaltato l’ultima ricetta di Kate Chung con una crema di zucca, pancetta e piselli. Molto particolare anche la sua ricetta coi “bigoli mori integrali”, sempre del Pastificio Artusi: una pasta lunga di origine vicentina ed una salsa di macinato, peperoni e curry dal gusto leggermente orientale. Difficile resistere già guardando le foto pubblicate su GhiottaMente, sempre di grande qualità e realizzate con cura senza indulgere in inutili scenografie: sono foto realizzate per mostrare ed esaltare i piatti, ma che mostrano la cura professionale nella realizzazione.

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Per le sue fotografie di Food, Kate Chung ha scelto una fotocamera diversa dalle altre: la Sigma sd Quattro H che ha una resa molto simile a quella della pellicola – a lei molto cara – grazie al suo particolare sensore Foveon a strati esattamente come la pellicola. Solo le fotocamere Sigma adottano questo tipo di sensore e la resa, nelle foto di Food, negli Still Life e nelle foto di Architettura, è unica. Una fotocamera particolare per una cuoca particolare: le cose non avvengono mai per caso.

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Riguardo alle fotocamere Sigma ed al sensore Foveon, ricordiamo che in Abruzzo si tengono periodicamente degli interessanti workshop tenuti da Rino Giardiello, esperto utilizzatore in ambito professionale, che in maniera dettagliata ma leggera grazie alle modelle che vi collaborano, spiega le meraviglie e le possibilità di questo sensore ai partecipanti. Il “2° Incontro Foveon”, l’ultimo workshop organizzato a Caramanico, in Abruzzo, in un casolare abbandonato sotto i monti, ha avuto un grande successo anche grazie al pranzo rustico offerto dai proprietari del terreno: salumi, formaggi, pane, vino e olio di produzione propria con grigliata finale di arrosticini di pecora sulla tradizionale “fornacella”.

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