Cattedrale di Barletta (XII- XVI secolo)

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Martedì 22 novembre 2016 alle ore 17.30 presso l’Accademia Nazionale di San Luca verrà presentato il volume di Angelo Ambrosi, Santa Maria Maggiore: Cattedrale di Barletta (XII- XVI secolo). L’Architettura [Edipuglia, Santo Spirito (Ba) 2015].
Introdotti da Francesco Moschini, alla presenza dell’autore, interverranno Luisa Derosa, Vittorio Franchetti Pardo, Francesco Gandolfo, Giuliano Volpe.

L’autore del volume, avendo collaborato alla progettazione e direzione dei lavori di restauro della chiesa di Santa Maria Maggiore, Matrice della città di Barletta, ha avuto la possibilità di studiare dal vivo questo importante e poco noto edificio pugliese, risultato di stratificazioni di varie epoche. Lasciando ad altri il compito di studiare le preesistenze portate alla luce dagli scavi archeologici e il ricco e interessantissimo apparato decorativo, egli ha provato qui a sistematizzare le conoscenze acquisite nel contatto diretto e continuo con le fabbriche, prendendo in esame lo specifico architettonico dell’edificio ora in elevato, limitatamente al periodo compreso tra il XII e il XVI secolo, dalla costruzione di una chiesa non grande, ma di elevata qualità, all’ampliamento di questo primo edificio, a partire dal XIV fino secolo, con fabbriche di chiara impronta gotica.
Dopo l’introduzione dedicata agli aspetti storici e all’inquadramento storico-urbanistico, il volume affronta l’analisi dell’edificio con dettagliate descrizioni nell’intento di superare l’ostacolo che ha impedito finora la fortuna critica di questo monumento, poiché, nonostante le fasi costruttive siano nel loro complesso ben evidenti, e l’edificio sia per questo carattere composito ammirato dagli studiosi, è innegabile che il suo organismo sia di difficile lettura a causa di un non immediato discernimento delle linee su cui le fabbriche dell’ampliamento si sono addossate al lato orientale della chiesa romanica. In effetti, dopo lo sfondamento delle absidi della prima chiesa, avvenuto negli inizi del Cinquecento, alla fine del secolo XVII, il clero ha voluto adeguare alla nuova situazione il coro della chiesa romanica, ormai privo delle sue funzioni originarie. Di tale intervento esiste un’accurata descrizione in un contratto d’appalto conservato nell’Archivio Notarile di Trani, per cui è possibile riscontrarne gli esiti sulle fabbriche, identificandoli nelle asportazioni di parti dei pilastri polistili e nelle ricostruzioni delle nuove volte ogivali, operazioni, queste, che testimoniano una insolita capacità delle maestranze pugliesi di intervenire su edifici medievali secondo il principio di conformità e con l’imitazione degli stili.
Ciò che emerge dalle analisi e dai confronti è l’idea di un edificio sacro progettato secondo criteri che, andando oltre l’indubbia adesione al linguaggio locale, mostrano una singolare consapevolezza per le valenze estetiche e simboliche dell’architettura. È degno di nota il fatto che un ampliamento finalizzato al raggiungimento di una lunghezza pari a quella delle più grandi cattedrali pugliesi, sia, ancora oggi, in grado di generare un effetto di monumentalizzazione dell’edificio più antico, dandoci l’illusione, mediante accorgimenti ottici e accostamenti di stili diversi, che la torreggiante parte basilicale a pianta quadrata e falsi matronei corrisponda alla chiesa originaria interamente conservata.
Il volume è il primo della nuova collana Aufidus della casa editrice Edipuglia
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