A MILANO MALAKOPSYCHE’ METAFISICA DI CONCHIGLIE

201610_maccadi CARLO MACCA’
Mostra di opere fotografiche
inaugurazione: Mercoledì 12 ottobre ore 18.30 – 21.00
data mostra: dal 13 ottobre al 11 novembre 2016
orario: da martedì a venerdì 16.00 – 19.00 o su appuntamento
dove: Via Farini 6, 20154 Milano tel. 02 6208 6626 galleria@spaziofarini6.com
come raggiungerci: M5 Monumentale, M2 Garibaldi, tram/bus 2, 4, 37, 70, BikeMi n.191

Conchiglie, forme naturali da cui l’Homo sapiens è stato affascinato fino dalle origini e ha tratto, e tuttora trae, monili e ornamenti. “Capesante” dalle quali per secoli, in pittura e scultura, sono uscite le Veneri. Curiosità accumulate nelle wunderkammer e, dal ‘600 ad oggi, nei quadri di Natura Morta. Fino a Damien Hirst, che ne ha composti decine di esemplari nella sua opera Forms without life (1991). Nella realtà, tali sono: strutture ossee di molluschi morti, bellissime ma senza vita. Ma quando nell’immagine dell’oggetto naturale l’autore ha infuso il proprio soffio vitale, la denominazione Natura Morta falsa il significato dell’opera d’arte. Molto meglio sostituirla con quella in uso nelle lingue germaniche: Still Life, Stilleben. Cioè vita immota, vita sospesa, o, come usò de Chirico, vita silente. Direste morto il Conus marmoreus di Rembrandt? morto lo Strombus gigas di Odilon Redon? e infine, morti i nautili di Edward Weston?
Carlo Maccà, l’autore di questa mostra, nella fotografia d’una conchiglia riesce a dare respiro e vita a quegli scheletrini fatti di calcite, aragonite e conchiolina. Lo sfondo oscuro e l’immediato confronto con una forma altrettanto definita ma di natura completamente diversa vogliono estraniare la conchiglia dalla sua origine naturale e ricontestualizzarla in uno spazio quasi metafisico. Lì le relazioni, evidenti o segrete, di affinità o di contrasto fra le due forme possono liberamente scorrere animandole a vicenda e riverberando reciprocamente l’acquisito soffio di vita.
Come annotò Franco Chiereghin, filosofo Linceo, “il valore rivelatore delle equivalenze simboliche è ciò che permea l’arte fotografica di Carlo Maccà. Molti e famosi sono i fotografi che con splendidi risultati hanno preso a tema le conchiglie, ma qui, come dice il sottotitolo Malacopsiché della mostra, le conchiglie diventano per la prima volta un evento della psiche, perché sono poste in rapporto ad «altro». Se l’essenza della psiche sta nella capacità di cogliere rapporti, equivalenze, identità nelle differenze e nelle opposizioni, ebbene questo è ciò che Maccà racchiude nelle sue fotografie. Esse diventano simboli potenti delle affinità segrete che legano aspetti disparati e, a volte, contrastanti delle formazioni naturali.”

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